Una testimonianza

Per raccontare un po’ della mia esperienza, è giusto dire per primo, che questo amore per l’Africa l’ho sentito fin da ragazzina, conoscevo appena dove si trovava, per averlo studiato a scuola. Appena maggiorenne ho cominciato a viaggiare per il mondo, ma non ho mai fatto un viaggio in Africa, neanche per un safari o altro, però ho sempre immaginato che se avessi messo piede in Africa, non avrei più potuto fare a meno di ritornarci.

Cosi nel dicembre 2003, con amiche che conoscevano l’associazione “Noi per Zambia”, siamo andate giù a fare un’esperienza. Per me il primo impatto con quella terra, con la sua gente, è stato bello, avevo la sensazione di trovarmi bene, come a casa mia. Poi tutti i giorni Pia, dalla sua casa d’accoglienza, ci accompagnava al villaggio Malaika, dove ancora c’erano le 20 case, si stava finendo la piccola clinica e si stavano facendo le fondamenta della scuola.

La prima cosa che mi ha colpito è stata il vedere numerosi bambini che ci aspettavano, con la loro curiosità, con la loro gioia e allegria, abbiamo passato dei bei giorni assieme a loro. Questa prima esperienza mi è rimasta nel cuore, al punto che mi ero ripromessa di poterci ritornare, poi invece l’anno successivo ho avuto problemi di salute, l’operazione, la chemio, …ecc, purtroppo non sono riuscita a ritornarci, ma ho cercato di resistere alla dura prova delle cure, con sempre a mente il desiderio di farcela, per poter coronare il mio sogno. Cosi è stato, poi sono tornata giù tutti gli anni.

II motivo che mi ha spinto a ritornare, è stato di aver lasciato II cuore laggiù, ma anche perché ho visto serietà nell’associazione nel gestire il denaro offerto, ed anche perché avevo ed ho molta stima nei confronti di Pia che vive tutto l’anno laggiù. Le ultime due volte che sono andata giù da sola, sono state esperienze significative, perché ho potuto passare molti giorni assieme agli amici Africani, ho condiviso con loro giorni di lavoro, momenti di svago e poi mi ha fatto molto piacere soggiornare alcuni giorni nella loro casa. Anche se il Malaika non è un villaggio tipico Africano, quando si spopola dei bianchi (musungo) le persone che vivono lì, si riappropriano del loro essere Africano e a me faceva immensamente piacere essere trattata con normalità, senza essere più per loro, solo una curiosità. Il villaggio Malaika dalla prima volta che sono andata giù è cresciuto tantissimo, si stanno continuando a realizzare tutte le strutture del progetto, ora c’è la scuola funzionante, la clinica, il centro nutrizionale, si sta completando la nuova casa d’accoglienza e sono iniziati i lavori per le scuole secondarie. Anche se oggi la vita mi ha riservato un duro colpo, con la perdita di mio fratello, sento comunque il desiderio di ritornare giù, mi piacerebbe continuare a dare un senso alla mia vita, come ho cercato di fare in questi ultimi anni, mi farebbe piacere vedere la realizzazione di tutto il progetto Malaika.

Per concludere vorrei dire che Pia può essere orgogliosa della sua creatura, così come lei chiama “Noi per Zambia”, per tutte le cose che ha fatto e che farà. Ma se posso permettermi, vorrei dire che sarebbe bello e importante anche vincere la scommessa più dura: cioè quella di riuscire a coinvolgere di più gli amici africani, riuscire a trasmettere loro l’importanza della solidarietà, dell’amicizia e poter diffondere in loro l’entusiasmo di darsi da fare, per realizzare cose utili a se stessi. So benissimo che è facile tirare conclusioni non vivendo laggiù, considerando che le delusioni possono essere più delle soddisfazioni, bisogna comunque provarci sempre per riuscire a collaborare e migliorare le cose assieme ai nostri amici zambiani.

Gilda Venturi